Storie di vita

Vagabondingirl: un’intervista ad una donna viaggiatrice

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31 Ottobre 2019

Ciao Stefania, noi di “storie diverse” ti abbiamo conosciuta per caso, da un post su Facebook in cui raccontavi che eri stata costretta a giustificarti per aver viaggiato per 6 mesi all’età di 50 anni. Da dove pensi che nasca un pregiudizio del genere e, soprattutto, come si può combattere?

Ciao a tutti, ho postato quello sfogo a seguito di svariati commenti banali e superficiali ricevuti sui social da sconosciuti, ma a volte purtroppo mi sento dire anche da amici e conoscenti che sono “fortunata” a potermi “permettere” questo tipo di vita. Io sono una persona molto calma ma queste affermazioni mi urtano e mi feriscono perché dovrebbero essere pregiudizi ormai sorpassati.

La fortuna non c’entra proprio nulla, al giorno d’oggi siamo tutti liberi di condurre la nostra vita come meglio crediamo, io mi sono licenziata dal posto fisso e ben remunerato a Milano, la mia città di origine, per trasferirmi in Sardegna e scegliere l’incertezza del lavoro a chiamata, guadagno meno ma con più libertà. Libertà anche di staccare per alcuni mesi e girare il mondo. Quindi penso sia solo questione di scelte, di priorità e di dove si indirizzano i propri risparmi. Io ho preso delle decisioni dettate dalle mie esigenze, non mi servono molti soldi perché non ho nessun interesse nei vari status symbols, ho fatto molti tagli ed ho eliminato alcune cose per me superficiali. Inoltre il mio modo di viaggiare è poco dispendioso, in 6 mesi ho speso meno che se fossi rimasta a casa. La vita che conduco me la sono costruita, non me l’ha offerta nessuno su un piatto d’argento, se poi uno preferisce andare a cena fuori più volte la settimana, non rinunciare a parrucchiere ed estetista, avere tutti gli abbonamenti alle PayTV, cellulare di ultima generazione e borsetta di famosi brand… beh, poi non mi si venga a sottolineare il fatto che IO mi posso permettere di fare lunghi viaggi!

 

Forse tra i pregiudizi più duri a morire c’è quello che riguarda le donne viaggiatrici, come se fossimo delle fragili creature da tutelare evitando i problemi a monte, della serie: in viaggio potreste incontrare uomini pericolosi, è meglio che state a casa. È molto più semplice evitare o proibire qualcosa piuttosto che educare al rispetto degli altri, della diversità in ogni sua forma: genere, religione, cultura, ecc..ecc…. Qual è il consiglio che daresti a tutte le donne che vorrebbero partire, ma che hanno paure o reticenze a farlo per questi motivi?

La mia prima cosa che mi viene da dire è che se si analizzano tutti i femminicidi commessi da anni ed anni a questa parte, salta fuori un unico risultato: il colpevole è quasi sempre il marito, l’amante o il compagno; non è quasi mai uno sconosciuto. Quindi forse sono più al sicuro io che viaggio da sola che le altre a casa loro.

Battute a parte, in giro per il mondo ci sono più viaggiatrici solitarie che viaggiatori solitari. Ho incontrato tantissime donne di ogni età, dalla vent’enni nordiche, americane, asiatiche… (ahimè, pochissime italiane), alle settantenni che mi hanno invidiata perché ho almeno altri vent’anni di viaggi che mi aspettano.

Personalmente non ho mai avuto nessun problema, ma ovviamente tengo sempre gli occhi aperti e se voglio uscire la sera mi aggrego a qualche gruppetto di persone, perché quando si viaggia da soli, in realtà soli non lo si è mai, anzi forse si fa più amicizia che quando si viaggia in coppia. Comunque all’estero la donna sola in viaggio non è vista come da noi, è una cosa frequente.

Tu dici una cosa giustissima, per tante persone è più facile giudicare piuttosto che chiedersi “Bello, come potrei farlo anche io?”. Noi che non abbiamo pregiudizi e che amiamo viaggiare come e meglio riusciamo, invece ti chiediamo di dare a quei lettori dotati di buonsenso qualche consiglio su viaggiare senza spendere grosse cifre o, addirittura, guadagnandoci?

Ecco, una cosa che mi fa piacere è sentire interesse verso il tipo di viaggio che ho sperimentato dal 2014. In Italia è un metodo ancora poco conosciuto, per questo motivo avevo iniziato a scrivere un blog, ed ho raccolto tutte le informazioni, le istruzioni e le mie esperienze dirette in un manuale intitolato ‘Vagabondingirl, come girare il mondo lavorando in cambio di vitto e alloggio’.

Qui racconto di come si possono barattare il proprio tempo e le proprie capacità in cambio di ospitalità. Ci sono degli appositi siti in cui si incontrano domanda ed offerta, il tutto senza scambio di danaro. Poi ho anche sperimentato il lavoro sulle imbarcazioni a vela che fanno charter, in questo modo si esplorano luoghi paradisiaci e si guadagna.

Veniamo ora a quelle tematiche che interessano di più il nostro blog: questo è nato perché volevamo dare voce a chi spesso voce non ce l’ha, raccontare storie, diverse appunto, di luoghi, persone e culture, sia attraverso fotografie sia attraverso racconti. Questo anche per cercare di scalfire quei famosi “pregiudizi” con i quali spesso e volentieri ci approcciamo all’Altro, al diverso da noi. Nella tua esperienza di viaggio, qual è la storia “diversa” che più ti ha colpito?

Questo modo di viaggiare oltre ad essere economico ti mette in contatto con la popolazione locale, si vive intensamente il paese che si visita, non ci si sente un turista, ma parte integrante della comunità. Si ha la possibilità di vivere con gli abitanti del luogo, di percepire il loro stile di vita. In Nuova Zelanda ho passato circa 10 giorni in un paesino del Far North, una zona piuttosto povera con un’ alta percentuale di residenti di etnia Maori. Le case in legno sono semplici, ma per me stupende, di terra ce n’è in abbondanza quindi hanno tutte un bel giardino e tanto terreno intorno. Io sono stata ospite di una signora che ha problemi alimentari ed è in forte sovrappeso, l’ho aiutata con le faccende domestiche, cibavo cani e galline; si è instaurato un bel rapporto e lei si è confidata molto; il fatto di ospitare gente proveniente da ogni parte del monto la fa sentire meno sola, non ha molte possibilità economiche, ma ha quattro camere da letto vista mare. La casa si affaccia direttamente sulla 90 miles beach uno dei posti più visitati della Nuova Zelanda, un’esperienza indimenticabile!

Anche ai Caraibi, nell’isola di St Lucia ho avuto modo di interagire con i locali che producono farina di tapioca e vivono nelle case fatte di lamiera, faceva parte di un progetto di scambio culturale organizzato dalla proprietaria del Bed and Breakfast in cui ero ospite come volontaria… insomma, per me questo è il significato di girare il mondo, non soggiornare in lussuosissimi hotel lontani anni luce dal luogo in cui sorgono.

Allo stesso modo, qual è l’esperienza che ti ha cambiata più profondamente e perché?

Io sono molto sensibile al tema della salvaguardia ambientale, per questo motivo ho partecipato come volontaria ad una spedizione nell’oceano Pacifico a bordo di Infinity, una barca a vela con cui io ed altre 14 persone abbiamo tentato di fare pulizia delle spiagge navigando dall’arcipelago di Tonga alle isole Fiji. La quantità di plastica che ho visto in questi angoli paradisiaci, che dovrebbero essere ancora puri ed incantati, è sconcertante. Per questo motivo mi batto e mi  batterò per ridurre al minimo l’utilizzo della plastica e gli sprechi in generale. Spero di riuscire ad organizzarmi per fare un altro viaggio a scopi ambientalistici.

Vagabondingirl
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Io e Maria Alba, la fotografa, siamo ancora agli inizi di questa avventura e purtroppo il tempo è un dono che ancora facciamo fatica a regalarci, anche se cerchiamo di fare del nostro meglio. Qual è il consiglio che ci daresti?

Il mio consiglio è di cercare di crearsi un lavoro che dia spazio alle proprie passioni, un lavoro stagionale magari che concentri gli sforzi e le fatiche solo in 6 mesi dell’anno per poter viaggiare negli altri 6, oppure fare direttamente le stagioni all’estero, selezionare i settori di interesse e concentrarsi su quello. E come ha detto Walt Disney “If you can dream it, you can do it.”

Grazie Stefania, è stato un piacere conoscerti. Speriamo di incontrarci in uno dei prossimi viaggi virtuali o, ancora meglio, reali.

Lo spero anch’io. Vi ringrazio per l’interesse, alla prossima!


Trovate Stefania Conte su Instagram e Facebook: #Vagabondingirl

Blog: https://vagabondingirl.travel.blog/

Il libro è in vendita su Amazon

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