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Perù: le montagne arcobaleno – Vinicunca

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31 Gennaio 2020

Il ricordo delle Raimbow Montain, in italiano Montagne Arcobaleno, per i peruviani Montaña de Siete Colores o, semplicemente, Vinicunca, è ancora vivo dentro di noi.

E’ vero sono passati solo due mesi (era agosto) dal nostro meraviglioso viaggio in Perù, nel frattempo abbiamo ripreso la nostra routine quotidiana, il nostro lavoro, la frenesia delle nostre vite, ma se chiudiamo gli occhi quasi la testa torna a girare. Già perché la cima del Vinicunca si trova a 5,200 metri sul livello del mare e fa parte delle Ande,  questo significa – tanto per capirci – che eravamo ad un’altezza superiore a quella del Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa.

Non pensavamo che salire su questa montagna fosse così fisicamente impegnativo, invece una volta lassù il cuore sembra esploderti nel petto, l’ossigeno manca e si respira a fatica. Ma vale la pena resistere a tutto questo pur di essere travolti da così tanta immensità e bellezza.

 

 

 

Perché vengono chiamate “Montagne arcobaleno”?

L’origine del nome non è difficile da intuire, questo deriva infatti dai meravigliosi colori che le contraddistinguono. Se si pensa che fino a circa 5 anni fa erano completamente sconosciute e, dunque, fuori da ogni circuito turistico, la “fama” di cui oggi meritatamente godono appare per certi versi sorprendente.

Un tempo l’intera zona della Vinicunca era caratterizzata da ghiacciai altissimi – alcuni ancora visibili – e finché i cambiamenti climatici non hanno provocato il loro scioglimento, la bellezza di queste montagne è rimasta nascosta. Soltanto in anni recenti si è potuto ammirare questo meraviglioso scenario.

L’effetto “arcobaleno” è dovuto al deposito, risalente a milioni di anni fa, di metalli come il ferro, rame, dolomite, zolfo, ecc… che hanno dato vita a queste sfumature straordinarie.

 

 

Dove soggiornare per visitare le Raimbow Montain?

Le Montagne Arcobaleno si trovano a circa 100 km a sud-est di Cusco, la capitale inca del Perù, nella cordigliera delle Ande, sul massiccio Ausangate. Già prima di partire avevamo in programma questa tappa, motivo per cui abbiamo deciso di trascorre a Cusco sei giorni e cinque notti, questa è infatti la base perfetta per poterle visitare.

Se anche voi pensate di soggiornare a Cusco vi consigliamo il nostro hotel, ovvero il Tariq Hotel Boutique, davvero bello e comodo. Si trova infatti a 5 minuti dalla Piazza principale della città. Uniche note dolenti: non è economicissimo e si trova in una stradina stretta raggiungibile solo a piedi. Il taxi però ti lascia poco lontano.

Le cose da vedere nella zona di Cusco sono moltissime e anche una settimana non è sufficiente per ammirarle tutte. Questo soprattutto perché si tratta di escursioni piuttosto difficoltose e lontane che spesso e volentieri richiedono “alzatacce”, ovvero sveglie che suono alle 3:00 – 4:00 del mattino e partenze intorno alle 5:00 – 6:00 quando ancora la città dorme.

Per questo motivo vi consigliamo di mettere in programma nel vostro itinerario almeno uno o due giorni di riposo per ogni settimana di viaggio. Con riposo intendiamo semplicemente visitare le città nelle quali soggiornate, andare per Musei o cose del genere, non certo trascorrere le giornate a letto!

Questa volta, al contrario delle altre, abbiamo preferito affidarci ad un tour operator locale. Girando per le vie del centro storico di Cusco è infatti pieno di agenzie che organizzano escursioni in ogni angolo del paese. Si tratta di tour abbastanza economici, noi ne abbiamo scelto uno che con circa 25,00€ ci offriva, oltre naturalmente al trasporto e alla guida, anche la colazione e il pranzo (entrambi discutibili).

 

Come raggiungere la Vinicunca e combattere il soroche?

Premesso che raggiungere la Vinicunca è abbastanza difficoltoso, serve innanzitutto una macchina adeguata, possibilmente una gip 4×4 visti i tratti abbastanza impervi in cui si è costretti a passare, ma è fondamentale anche armarsi di tanta forza di volontà, oltre ad un bel allenamento che andrebbe fatto prima della partenza per il Perù.

Il trekking mette duramente alla prova sia il fisico, i muscoli in particolare, sia la resistenza, ovvero il fiato. Va tenuto conto infatti che a certe altitudini, già a partire dai 2.500 m, si respira a fatica, specie se non si è abituati.  Il nostro cuore fa un doppio, triplo lavoro, perché deve produrre molto più ossigeno di quello che ci serve normalmente. Si ha dunque un ritmo cardiaco accelerato e occorre procedere a piccoli passi, perché anche una passeggiata in piano rischia di diventare estremamente impegnativa.

Nonostante ci fossimo già acclimatati nel corso delle varie tappe del nostro viaggio (vedi itinerario sotto) e nonostante avessimo preso la mattina prima della partenza una pasticca di Diamox, dobbiamo ammettere che i giramenti di testa non sono mancati. Per fortuna nulla di più!

 

 

Visitare certi posti con un esperto del luogo è molto importante, certe altitudini richiedono preparazione e possono comportare disagi che è bene non sottovalutare. La nostra guida era infatti dotata di una piccola bombola d’ossigeno e di una bottiglietta di alcool puro, forse misto a qualche altra sostanza, che aiutava – respirandolo – a fermare i giramenti di testa causati dal soroche, ovvero dal famoso mal di montagna.

Come vi accennavamo sopra, per questa escursione abbiamo preferito affidarci ad un tour organizzato: un furgoncino attrezzato ci è venuto a prendere intorno alle 5 del mattino nella piazza centrale di Cusco. Questo, dopo una breve sosta per la colazione, ci ha condotti dopo un paio di ore ai piedi della montagna. Da qui è iniziato un trekking senza grandi pendenze. Nonostante questo, la camminata è stata molto impegnativa.

Abbiamo cercato di resistere il più a lungo possibile, ma ad un certo punto, confessiamo di aver preso una guida con un cavallo che ci ha condotte fino alle pendici della Vinicunca. Da lì ci siamo fatte forza e siamo salite fino al punto più alto: 5.200 m.  Scusate se lo ripetiamo, ma ne andiamo parecchio orgogliose!

Anche se siamo andate nel mese di agosto ed era una splendida giornata di sole, si tratta pur sempre di un ex ghiacciaio. Fa freddo, è importante seguire la saggia regola del vestirsi a strati. Durante la passeggiata faceva abbastanza caldo, ma salendo tirava un vento gelido e avere una giacca a vento e un cappello è fondamentale.

 

 

Come dicevamo all’inizio, abbiamo pensato di morire, il cuore ci esplodeva nel petto, un po’ per l’emozione e un po’ per la fatica, ma davvero è stato uno degli spettacoli della natura più belli che abbiamo mai visto.

 

 

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Florence

Questo non vuole essere un semplice blog di viaggi. Ci sono infatti modi diversi di viaggiare e di osservare. Il nostro è un viaggiare lento, che ci consente di cogliere punti di vista differenti. Soffermarsi su un dettaglio, un volto, il colore di un abito o di una pietanza, un rito o un semplice gesto, a volte ci dice molto più di quello che pensiamo di sapere. Proveremo a raccontarvi il mondo così com'è, attraverso l'obiettivo curioso di una macchina fotografica e lo sguardo attento di un'antropologa. In fondo, si sa, che conoscere l'altro è anche un modo per comprendere meglio noi stessi.

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